08 Giugno 2011
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Alka Seltzer, racconti digestivi
Guarda la coperta, controlla le sguardie, soffia sulle pagine, valuta la
brunitura dell'oro. Passare col dito no. Non più. La carta lo ha già tagliato
ormai troppe volte .
"Ah… Bene…. Così…. Devi Essere Filippo…."
E' vecchio e uomo di cultura. Era un magistrato in grecia, Arconte, se non
sbaglio. ormai curvo e macilento.
Mi mostra un libro di Cina, paglia di riso sottile sottile, ricco di figure
dipinte.
"Giovane, Hai Istoriato Libri?... Miniato Novelle?"
cosa sta dicendo? Non lo capisco, mi pensa un frate miniatore, non è per questo
che sono qui, son venuto solo per pietà, povero vecchio, lo seguo fra le grigie
polveri che si sono deposte negli anni.
Volumi in quarto di folio, dalle pagine non del tutto tagliate, segni di libro
non letto, forse per noia, forse per morte. Da rimettere al suo posto per
–possibilmente- non darlo più ad altri. Si rovina.
"Posati Qui…. Resta… Sì…. Torno… Un Volume…"
Afrore di fuoco sulla pelle per incidere il titolo e l'autore.
"Puoi… Qui… Sentire Topi Uggìare… Vigliacchi… Zigare… Ah… Bestie… Canaglia…
Distruggono… Estirpano… Feriscono… Graffiano…"
La luce fioca della lampada ad olio ombreggia il grigio vestito, liso, consunto
e macchiato come un breviario passato religiosamente di mano in mano.
Puzzo di pelle stantia, non so se l'abbia addosso lui o i libri che gli pesano
sul braccio.
Mette al suo posto un forte libro borchiato, gli spaghi di rilegatura che
emergono dalla costa come vene su di un collo taurino.
"Ah… Bello… Così Dovevano Essere Finiti!!!...."
Valuta dove deve posizionare un altro volume…
"Avanti… Bene… Centrato… Dritto… Eee… Fatto!…."
Lo seguo, perso fra gli stretti corridoi. La sua conoscenza logica di questo
posto mi opprime.
"Filippo… Guarda… Ho Incunabolo Laudante Monsignor Nazzareno"
lo sfiora con affetto, stretto fra i fratelli tedeschi, i primi rudimenti di
stampa per il popolo.
Con passo strascicato si avvicina all'inferno dei libri proibiti, i libri
bricconi che leggerebbe se solo ci vedesse abbastanza. E invece no. Riesce solo
ad intuire il titolo, l'autore. Li prende e li archivia, pregando sottovoce
"Ahi, Buon Caro Dio… Elettissimo Figlio Gemente…Hominorum Iudicem Laudémus".
Archivia loro come qualcuno anni fa ha archiviato lui.
"Amore, Bellezza, Carisma, Denari, Essenze, Fanciulle… Gettàti…Ho I Libri, Ma
Nell' Ombra Piegato... Qui Resto…. Sottomesso… Tra Umidi Volumi…Zanzare…"
Evita la gente, è laida e ha il fetore del nuovo; Gli uomini sono troppo
indaffarati a malignar fra di loro per venire qui in questo luogo sacro. Non
possono capire.
"No…. Ossignoriddìo… Potrebbero Questi Ribaldi... Sozzare Tutto… Uh… Versare
Zizzania…Ahimè... Bifolchi... "
Fa quel che deve e quel che deve fare è non perder nulla.
Quel che è scritto è scritto, e non si vuole che si perda.
Intanto prega. Prega e archivia. Prega, legge, cataloga e archivia.
Incartapecorito come loro. lui.
Arcaico, arcuato, archetipo d' arconte archivista.
...Costretto a parlare seguendo l'ordine alfabetico…
§ciao, Pinese.





